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Strumenti per apprendere – Prima parte

Il rapporto tra l’apprendimento e gli strumenti che lo facilitano (e lo mediano) è tanto antico da perdersi nella notte dei tempi: pietre, ossa e bastoni vengono modellati dall’uomo e, nel contempo, modellano strategie e azioni dei primi gruppi sociali.

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Un brevissimo elenco dei precursori dell’Educational Technology non può non comprendere Comenio (che pensa l’arte dell’insegnamento come la giusta disposizione di tempo, cose e metodo), Frobel (con i suoi “doni”: oggetti di legno finalizzati a sviluppare le capacità di osservazione e costruzione dei bambini), Freinet (e le sue officine cooperative), Maria Montessori.

L’attenzione per le tecnologie viene però enfatizzato a partire dagli anni ’50, con il Comportamentismo, in particolare grazie a Skinner.

Il Comportamentismo ha, da una parte, il grande merito di aver delimitato un campo di pensiero, appunto l’Educational Technology, ma, d’altra parte, è (direttamente o indirettamente) associato a molte delle paure e ansie tutt’ora legate all’utilizzo della tecnologia in educazione: l’assimilazione dell’uomo alla macchina, la preminenza dell’insegnamento sull’apprendimento, il rischio di alienazione e isolamento sociale.

Dagli anni ’60, con il Cognitivismo, l’Educational Tecnology si arricchisce del rapporto sempre più stretto con Cibernetica, Intelligenza Artificiale, riflessione mass-mediologica…ma solo dagli anni ’80 emerge con prepotenza un cambio di paradigma che colloca al centro del sistema:

– il processo di apprendimento e il ruolo attivo della persona che apprende

– la costruzione cooperativa del sapere

– l’interazione tra strumento e cervello, tra tecnologia e mente

– l’utilizzo degli strumenti informatici per favorire la metacognizione

E’ il momento del Costruzionismo…ne parleremo nella seconda parte del Post.

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